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Deadline intervista David Benioff e D.B. Weiss



Prendere in mano le redini di una serie di libri con un seguito di devoti, può essere scoraggiante per ogni produttore. Ma per i produttori esecutivi di Game of Thrones, D.B. Weiss e David Benioff, la soluzione nell’adattare i bestseller fantasy di George R.R. Martin è stata quella di essere dei fan irriducibili del materiale originale. A Weiss e Benioff piace inoltre avere un dialogo fruttuoso con l’autore, che, secondo Weiss “in definitiva capisce che noi viviamo e respiriamo questo programma. La nostra devozione ad esso è totale. È come un culto”. Il loro programma inoltre spicca nell’ambito delle serie HBO, visto che Benioff rivela avere un budget di “più di 5 milioni di dollari” a puntata, facendone una delle serie epiche più costose mai prodotte.

Deadline: L’ultima volta in cui abbiamo parlato è stato quando per primi abbiamo rivelato che stavate lavorando a Game of Thrones per HBO.
Weiss: Sì e tu ricordi il discorso a proposito dei Sopranos e della Terra di Mezzo che ti abbiamo fatto, quando ci hai chiesto una descrizione, in una battuta, di quello che volevamo fare? Ricordi quella battuta? Quella battuta ci sta tormentando da 7 anni. Me ne pento sempre quando la sento.

Deadline: Perché?
Weiss: È un insulto sia ai Sopranos che al Signore degli Anelli. È come quando provi a vendere una cosa e dici, “Il mio film è l’incontro tra Die Hard e Nico”.

Deadline: Siete autoironici. Voi di sicuro avete ucciso personaggi amati dal pubblico più di quanto abbiano fatto i Sopranos ed altre serie HBO. Avete fatto fuori molti personaggi che amavo davvero.
Benioff: Avevamo bisogno di fare spazio. Abbiamo un numero contato di roulotte.

Deadline: Con così tanti personaggi da descrivere, avete uno schema appeso al muro per facilitarvi le cose?
Weiss: Abbiamo sì delle foto appese al muro, nel nostro ufficio di Belfast dove passiamo metà del nostro tempo. Tutte le foto dei volti sono appese al muro. Quindi sì, ci basta tirare freccette a quelli che non vogliamo più.
Benioff: Abbiamo finito con quello, tocchiamo ferro, con le riduzioni principali del cast. Saranno introdotti nuovi personaggi, ma…

Deadline: Avete tolto molti pezzi dalla scacchiera.
Weiss: E li stiamo ancora togliendo. Nei primi anni, ci voleva solo un foglio di carta nero dove sistemare la foto di un volto e mettere il nome sotto, una scacchiera di spazi vuoti. Non era un processo allettante fare il casting per tutti quei ruoli ogni anno, ma era così soddisfacente alla fine vedere quei riquadri riempirsi con le facce che avevi scelto.

Deadline: Nessuno di voi due viene da un un passato televisivo tradizionale, ma entrambi siete autori che hanno scritto sceneggiature. Quanto conta questo e perché risulta così differente dagli show televisivi tradizionali?
Weiss:
Eravamo troppo ignoranti per sapere a cosa andavamo incontro, così ci siamo tuffati dentro e scoperto a poco a poco cosa stavamo caricandoci sulle spalle, quando oramai era troppo tardi per tornare indietro.
Benioff:
Ignoranza, tornando indietro al primo incontro che abbiamo avuto con George Martin, quando lo abbiamo portato fuori a pranzo e lui ha detto, anticipandoci, “Sapete che ho scritto questi libri per essere irriproducibile”. Beh, George ha lavorato in televisione per un bel po’, stancandosi delle sue imitazioni, stanco che ogni volta che scriveva una sceneggiatura, i produttori gli dicevano, “Sai, George, noi la adoriamo, ma non abbiamo il tempo per girarla tutta!”. E così ha detto, “Fa**ulo, inizio a scrivere libri che siano troppo grandi per chiunque, perché costerebbe troppo!”. E così quando abbiamo pranzato con lui e ha detto “È impossibile da produrre”, noi gli abbiamo detto, come degli idioti, “No, ce la possiamo fare”. Non sapevamo abbastanza sulla televisione per sapere che A) dovevamo avere paura di quello che stavamo per fare e che il materiale che volevamo produrre non era, in realtà, fattibile.

George RR Martin - Comic-Con 2013
Deadline: Qual è stato il primo brusco risveglio nel trasferire le vostre grandi idee sullo schermo?

Weiss:
Nella prima stagione, quando giravamo costantemente, a volte anche con quattro unità differenti allo stesso tempo, essendo dei novellini in televisione, ci siamo rifatti alle nozioni dei film e abbiamo pensato che avremmo scritto le sceneggiature e saremmo stati sul set ogni giorno. Quando hai 4 set in azione allo stesso tempo in tre paesi diversi, questo non è fisicamente possibile. Abbiamo capito lentamente cosa significava lavorare nel mondo della televisione, dove la pressione del tempo è davvero forte, ma tu cerchi comunque di trasmettere un’esperienza che almeno a livello visivo sia più ricca di caratteristiche dal film della televisione.
Benioff:
La nostra inesperienza è venuta a galla quando, nella prima stagione, le nostre puntate venivano davvero corte. In genere per la HBO hanno una durata tra 52 e 54 minuti, ma noi avevamo un mucchio di episodi da 40 minuti. Era una crisi perché avevamo davvero pochi fondi e dovevamo, in qualche modo, far spuntare 90 minuti extra.
Weiss: Dovevamo creare 100 pagine in due settimane.
Benioff:
E siccome non avevamo soldi, queste dovevano essere scene senza costi, come due attori in una stanza. Di sicuro non potevamo aggiungere situazioni di battaglia. E così siamo finiti a scrivere altre 15 scene per la prima stagione.

Deadline: E non sarebbe stato più prudente inserire scene aggiuntive in cui parlavano di sport e del tempo?
Weiss: Speravamo risultasse così facile. Ma poi, alcune di queste scene sono finite tra le nostre preferite della stagione. Per esempio una scena tra Re Robert [Mark Addy] e Cersei Lannister [Lena Headey] nella prima stagione, quando prima non avevano nessuna scena da soli. Dovevano esserci momenti in cui, nonostante si odiassero, erano comunque sposati e quindi dovevano, prima o poi, rimanere da soli in una stanza. Lo show sarebbe stato decisamente più debole senza quelle scene alla “Hail Mary” che abbiamo buttato in mezzo perché non avevamo soldi.
Benioff:
È stato positivo il dover allontanarci dal libro e creare lo show direttamente, iniziare a respirare l’aria di uno show ispirato ad un libro, ma non completamente ripreso da esso. Stavamo parlando ultimamente con Alex Gansa, di Homeland, della sua esperienza, il quale ci ha detto, dopo aver visto il form originale israeliano, “Oh, grande! Posso semplicemente cambiare i nomi ed ho un nuovo show televisivo!”. Ma, quando ha iniziato ad adattarlo, ha capito che era molto lontano dall’essere così semplice. Noi amiamo i libri di George, e abbiamo iniziato con l’idea che sono grandiosi. Ma poi realizzi che, per quanto magnifici possano essere, i libri non sono film o show televisivi, ognuno lavora con le sue regole differenti. Game of Thrones non fa differenza. L’essere forzati a creare questi episodi con così poco preavviso, ha aiutato il modo in cui stavamo vedendo lo show, e a farlo venire su indipendente.

Deadline: Descrivete la vostra relazione con George R.R. Martin e come gestite i suoi desideri creativi e il vostro istinto per la narrazione.
Benioff: Prima di tutto, direi che è una relazione davvero ottima, e la ragione per cui volemmo creare la serie è perché amiamo i libri. George non è un ingenuo, ha passato del tempo nelle trincee di Hollywood, e molte persone gli hanno parlato senza senso. Ha avuto offerte molto prima che noi arrivassimo perché, dopo Il Signore Degli Anelli, le persone cercavano un’altra serie fantasy. Continuava a dire di no perché sentiva che tutti quelli a cui parlava avevano letto solo la copertina. E coloro che dicevano che l’avrebbero costretto in un film di due ore avrebbero raccontato la storia di Jon o quella di Daenerys e si sarebbero persi tutti gli altri personaggi interessanti. Noi abbiamo detto “Vogliamo raccontare l’intera storia – o almeno quanto possiamo in 10 ore di stagione televisiva”. Ma questo significava anche fare dei cambiamenti, e ci sono state molte divergenze; in ogni stagione ci sono stati dei disaccordi su certe cose.

Deadline: Qualcuna in particolare?
Weiss: Molte. Ciò di cui abbiamo parlato più recentemente accadrà dalla quarta stagione in poi, quindi non ne parlerò. Ma in astratto, in genere si tratta di avvertire un limite nelle facce da mostrare sullo schermo e di lui che parla dell'”effetto farfalla” che percorre l’intera storia. Lo comprendiamo, ma per il bene dello show dobbiamo lavorarci attorno e non dare più informazioni di quante il pubblico può gestire.
Benioff: George capisce che non prendiamo questo tipo di decisioni alla leggera, e vogliamo sempre dargli una chance di correggerci. A volte diciamo “Hai ragione” e vale la pena cambiare qualcosa che avevamo in mente di fare.
Weiss: Lo fa impazzire il fatto che i personaggi combattano senza indossare gli elmetti.
Benioff: È una delle cose che ci porta a parlare delle differenze tra la fonte materiale e il mezzo in cui la trasporti. Non importa se un personaggio ha un elmetto nel libro perché possiamo entrare in ciò che è dentro l’elmetto, ma in televisione non possiamo a meno che non vediamo la sua faccia. Suona molto banale, ma ha un impatto sul tipo di cose che puoi o non puoi fare sullo schermo.

Deadline: Di quali archi narrativi dell’ultima stagione siete più orgogliosi?
Benioff: Direi Theon Greyjoy per entrambi.

Deadline: È il conquistatore riluttante che ha saccheggiato Grande Inverno per compiacere suo padre, che ha tradito i suoi uomini, ha preso prigionieri e passato il resto della stagione venendo torturato senza pietà.
Weiss: Molto di ciò è dovuto alla performance vulnerabile di Alfie Allen. È un personaggio che fa cose orribili in un mondo dove le persone fanno cose orribili, e sta solo affondando se stesso sempre più in basso. Sei con lui in ogni passo e capisci perché sta facendo quello che sta facendo, ma dici anche “Per favore non fare quello che so che farai”. Perché sai che renderà le cose peggiori, non migliori.

Deadline: Perché sapeva che era sbagliato.
Weiss: Joffrey, per esempio, è un personaggio che sta facendo cose odiose e terribili, ed è uno psicopatico, non posso guardarlo e dire che capisco a livello viscerale quello che stai facendo come essere umano. Questo perché non penso di essere uno psicopatico. Per adesso, ma chiedimelo di nuovo nella sesta stagione. Anche Theon stava facendo delle cose orribili, ma è comunque facilissimo capire cosa lo ha spinto a compiere quei gesti. Da tutti i punti di vista ho pensato che questa fosse una cosa davvero soddisfacente.
Benioff: Molto di questo viene dall’attore. Tu vuoi trovare qualcuno che non solo sia adatto al personaggio ma che sappia fare con questo qualcosa che nessun altro saprebbe fare. Un chiaro esempio è Lena Headey. Quando abbiamo visto la sua audizione per Cersei avevamo già visto dozzine di altre attrici, e tutte loro recitavano il ruolo della “regina di ghiaccio” mentre Lena era divertente, in un modo inquietante. Ci ha fatto ridere, cosa che nessun’altra aveva fatto. Ha ampliato la nostra visione di cosa sarebbe potuto diventare il personaggio. Poi quando deve essere affascinante sa esserlo, quando trovi questi attori è un vero privilegio aiutare a far crescere il loro personaggio.

Alfie Allen

Deadline: George Martin ha deciso nei suoi libri chi uccidere, e voi ragazzi eliminate molti più attori di quanto accade in una normale serie Tv. Mi ricordo i giorni di Hill Street Blues, quando uccisero il poliziotto interpretato da Ed Marinaro. Scioccante. Oltre la decapitazione del personaggio di Sean Bean, Ned Stark, che ha dettato i toni per tutta la prima stagione, quale è stata la scena di morte più dura che avete dovuto scrivere per il personaggio che avete più odiato eliminare come scrittori?
Weiss:
Beh, Hill Street Blues era in onda quando avevo 12 anni e ricordo la sensazione che non avrei mai più provato una cosa del genere. Era un anticipatore del suo tempo, con personaggi cupi che amavi. Ricordo Ed Marinaro, la star del football.
Benioff:
Io ricordo quando quell’episodio di M*A*S*H (serie tv), quando Radar O’Reilly disse che il colonnello Blake era morto in un incidente con l’elicottero. Quello ha avuto un serio impatto emozionale su di me come bambino.
Weiss:
Hey, ti ricordi del fratello in Happy Days che è andato al piano di sopra e non è mai sceso?
Benioff:
Ho menzionato i pezzi sul tavolo, ed è veramente un bel modo di vederli. All’inizio c’era una espansione per popolare il gioco da tavola, ed eravamo al punto che portava nella direzione opposta e i pezzi cadevano ad ogni mano e, a volte, si uccidevano a vicenda, cacciandoli dalla tavola. Questo contratto necessario continuerà fino alla fine se saremo fortunati abbastanza di arrivare tanto lontano. C’è una soddisfazione di fondo nel vedere le cose andare in quella direzione.
Weiss:
Beh, è più difficile per noi che per George e questo perché George sta uccidendo un pezzo della sua immaginazione, e noi siamo obbligati a dirgli addio. Jason Momoa è diventato un nostro grande amico mentre interpretava Khal Drogo. Noi amavamo andare in giro con Momoa, e all’improvviso non potevamo più portarlo a Belfast.

Deadline: Qualcuno che cerca di convincervi a non uccidere il suo personaggio?
Weiss: Definitivamente ci sono delle morti previste, per cui gli attori chiedono “Siete sicuri che dovete proprio…?”. E ci sono anche dei personaggi che dobbiamo uccidere che nei libri non muoiono, o che moriranno prima nella serie che nei libri. Perciò non vogliamo che le persone siano troppo sicure di sapere esattamente cosa succederà ed è difficile. Lavori molto tempo su questa serie e ti affezioni alle persone, e l’idea di ucciderli non significa solamente che il personaggio non apparirà più nella serie, significa in sostanza che non vedremo più quella persona.
Benioff: C’è una morte in arrivo ed una adorabile ragazza che non vuole morire.

Deadline: Qual è la grande sfida di scrivere la trama di ogni stagione, con tutto quello che deve succedere per restare al passo dei libri e l’inevitabile scontro con gli Estranei?
Benioff: Sapevamo da dove partire e dove avremmo finito, perciò si trattava di indovinare la parte centrale ed assicurarsi che i personaggi finissero al posto giusto. Abbiamo cominciato con un’idea abbastanza chiara di dove i personaggi si dirigevano e, di quelli di cui non sapevamo, entravamo in una stanza ed iniziavamo a parlarne, ma alla fine, quando arrivavamo ad una conclusione avevamo una buona percezione di come far arrivare tutto lì. La persona che ti porta in un viaggio dev’essere molto sicura. Siamo entrambi ossessionati da Breaking Bad e la cosa grandiosa di Vince Gilligan è che sai che sta portando il personaggio da qualche parte e che ha inizio, centro e fine in mente. E la cosa più eccitante per noi è che, se saremo abbastanza fortunati da arrivare alla fine, ci saranno 80 ore di filmato con un inizio, un centro ed un vero finale. Non qualcosa che sembra 80 episodi separati, ma qualcosa di cui si potrebbe vedere un’intera maratona al cinema, se siete masochisti a sufficienza.
Weiss: vorrei aggiungere che per seguire una maratona del genere bisognerebbe includere uno scenario da Arancia Meccanica, con gli occhi aperti forzatamente.

Deadline: pare di capire che siete nel progetto fino alla fine?
Weiss: Lo spero. Ci siamo buttati in questo con l’ambizione di raccontare la storia fino alla fine. Ci è stato fatto questo grande regalo, questo enorme dipinto di questi bellissimi libri di George Martin e l’idea di raccontare questo intero poema fino alla fine è incredibilmente convincente. Ameremmo essere lì a girare l’ultima scena.

Fonte: Deadline
Traduzione di: Melissa Scognamiglio, Giuliano Galassi Cavallerio, Marcello Banfi, Paolo Di Iorio, Erin Soi Riddle
Scritto da Grazia C.