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Martin ha un piano molto preciso per evitare che la serie TV lo raggiunga



George R.R. Martin è perfettamente consapevole che la serie TV Game of Thrones potrebbe muoversi molto più velocemente di quanto lui possa scrivere il nuovo libro. A due volumi dal completare la sua serie da sette libri, Martin si è incontrato con i creatori dello show, D.B. Weiss e David Benioff, per discutere della velocità con cui lo stanno raggiungendo. “Lo stanno facendo. Sì. Ed è allarmante.”

Ma i fan di Westeros e della sua narrativa complessa non dovrebbero impanicarsi fin da ora. Martin ha un piano sorprendentemente dettagliato per far rallentare la serie e prendersi abbastanza tempo per finire.

Per la nostra storia di copertina su Game of Thrones, che è tornata su HBO il 6 Aprile, Jim Windolf ha fatto visita a Martin nella sua casa a Santa Fe per una lunga conversazione, sui libri, sulla serie, sulla sua impressionante immaginazione e sui luoghi che, nonostante la serie sia ben finanziata dalla HBO, non possono lontanamente competere con ciò che Martin vede nella sua mente.

Una casa a Santa Fe, New Mexico. Due poltrone di pelle l’una rivolta verso l’altra. Lo scrittore George R.R. Martin siede in una, io sull’altra. Alla mia sinistra, su una mensola, c’è una replica in miniatura del trono di Game of Thrones, l’adattamento firmato HBO della serie epica di Martin, A Song of Ice and Fire. Ha completato cinque dei sette volumi pianificati.

Jim Windolf: Ti piace questo trono?

GRRM: Quel trono è molto indicativo ed è ormai conosciuto in tutto il mondo come il Trono di Spade (Iron Throne). Ma è un caso in cui Dan e David e i loro sceneggiatori si sono allontanati significativamente dal trono dei libri. C’è una versione di un artista francese di nome Marc Simonetti che ho messo sul mio “Not a Blog” e ho detto: “Questo è il Trono. Finalmente qualcuno l’ha azzeccato”.

Iron Throne Simonetti
Oltre allo show, ci sono altri Games là fuori: ci sono giochi di carte, giochi da tavola, miniature. Molto di questo ha rubato alla serie. C’è un calendario, disegnato; c’è una versione illustrata dei libri. Ho lavorato con molti artisti nel corso degli anni, e alcuni di loro hanno fatto un lavoro meraviglioso, e molti ne hanno fatto uno meno meraviglioso, e dozzine di artisti hanno lavorato al Trono, ma nessuno è riuscito a farlo bene, e mi rendeva pazzo ad un certo punto, perché mi dicevo “Non lo sto descrivendo bene. Nessuno lo capisce. E non posso disegnarlo da solo. Come faccio…?” E poi finalmente ho lavorato con Marc Simonetti, e ci ha preso!
La differenza principale è la dimensione. Il Trono di Spade che è descritto nei libri è gigantesco. È enorme. C’è una scena nella serie tv in cui Ditocorto parla delle mille spade dei nemici di Aegon, e dice “Be’, non ci sono veramente mille spade. È solo una favola che raccontiamo a noi stessi”. E David e Dan ne hanno fatto un ottima frase, perché è chiaro che non ci sono mille spade in quello. Ma in quello vero, quello nei libri, ci sono veramente mille spade! Forse duemila! Devi arrampicarti su scalini rozzi, ed è brutto e asimmetrico. Questo sembra pericoloso, con tutte le punte, ma ha una certa bellezza ed è simmetrico. Il trono nei libri, e c’è un punto in cui è scritto, è stato creato da fabbri, non da designer di mobilia. Sarebbe dovuto essere un simbolo di conquista e trionfo e, sai: “Guarda. Ho preso le spade da queste popolazioni e le ho fuse insieme. Ora parcheggio il mio culo in cima ad esse”. C’è un messaggio.

Tutto è molto più grande nella mia testa, per la maggior parte delle cose. Abbiamo lo studio di registrazione più grande d’Europa, nella Paint Hall, in Irlanda. La Paint Hall è molto grande, e i set sono molto grandi. Ma sono comunque dei set cinematografici. Immagino la Cattedrale di Saint Paul nella mia testa. Immagino Westminster Abbey. E un trono che avrebbe dominato QUELLO spazio. Non possiamo nemmeno far entrare il tipo di trono che sto immaginando nel set che abbiamo! Quindi… sai… questo è il tipo di compromesso da fare.

Nella mia fantasia, posso uscirmene con qualsiasi cosa voglio. Posso fare le cose molto grandi e colorate. Posso avere un cast con migliaia di personaggi, ma quando lo devi riportare sulla TV, devi tener conto di alcune formalità. Devi costruire questi enormi artefatti oppure realizzarli in CGI. Se hai un cast di migliaia, devi assumere migliaia di persone, oppure creare quelle migliaia di persone in CGI. Dal momento che ho lavorato a Hollywood per un po’, tutto questo lavoro mi è familiare. Posso diventare sceneggiatore o produttore. Ma considerate le difficoltà che si presentavano? Ho pensato che questi libri non fossero producibili. Non mi è mai venuto in mente che potessero venir resi così fedelmente e brillantemente sullo schermo, mentre li scrivevo.

Ad un certo punto ho smesso con Hollywood. Ho provato a riportare in auge le serie TV nei primi anni ’90, quando ancora lavoravo lì – ho creato show con concetti facilmente riproducibili. E nessuno di essi è mai stato prodotto, quindi alla fine mi sono detto “All’inferno. Scriverò qualcosa di gigantesco. Non verrà MAI prodotto. Non mi interessa. È un libro. Questo sarà – un romanzo!” E ironia della sorte, questo è quello che è andato avanti. Fortunatamente, David e Dan devono risolvere tutti i problemi, non io.

JW: Quando hai avuto l’idea per la prima volta, nel 1991, sapevi già che non sarebbe stato solo un romanzo ma molti?

GRRM: La prima scena che mi è venuta è quella del primo capitolo del primo libro, dove trovano i cuccioli di metalupo. Mi è arrivata dal nulla. In effetti stavo lavorando su un diverso romanzo, e all’improvviso ho visto quella scena. Non apparteneva alla storia che stavo scrivendo, ma mi è arrivata così vivida che ho dovuto sedermi e scriverla e, nel momento in cui l’ho fatto, ha portato ad un secondo capitolo, che era quello di Catelyn in cui Ned è appena tornato e lei riceve il messaggio che il re è morto. E quella è stata anche una sorta di realizzazione, perché mentre scrivevo il primo capitolo, non sapevo davvero cosa fosse. È un racconto breve? È il capitolo di un romanzo? Riguarderà tutto questo ragazzo Bran? Ma poi, quando ho scritto il secondo capitolo e ho cambiato punto di vista – proprio lì, all’inizio, nel luglio del ’91, ho preso un’importante decisione. Il minuto in cui sono passato ad un secondo punto di vista, piuttosto che averne uno singolo, solitario, ho saputo che avevo appena reso il libro più grande. Ora ho due punti di vista. E una volta che ne hai due, puoi averne tre, o cinque, o sette, o quanti ne vuoi. Già dal momento che avevo tre o quattro capitoli, sapevo che sarebbe stato grande.

Inizialmente, ho pensato: una trilogia. E così è come l’ho venduto, quando finalmente l’ho lanciato sul mercato. Tre libri: A Game of Thrones, A Dance with Dragons, The Winds of Winter. Quelli erano i tre titoli originali. E avevo una struttura in mente per i tre libri. A quel tempo, durante la metà degli anni novanta, il fantasy era dominato dalle trilogie, come è stato fin dagli anni sessanta. In una delle piccole ironie dell’editoria, Tolkien non ha effettivamente scritto una trilogia. Ha scritto un lungo romanzo chiamato Il Signore degli Anelli. Il suo editore, negli anni cinquanta, disse “è troppo lungo per essere pubblicato come un singolo romanzo. Lo divideremo in tre libri”. Così, abbiamo avuto la trilogia del Signore degli Anelli, che ha avuto così tanto successo che tutti gli altri scrittori di fantasy, per più di vent’anni, scrissero trilogie. In effetti fu Robert Jordan a rompere decisamente con la tradizione, con The Wheel of Time, che, immagino, cominciò a sua volta come una trilogia, ma crebbe rapidamente al di là di essa e le persone iniziarono a capire “No. Puoi scrivere una serie che sia più lunga. Puoi avere, essenzialmente, un mega-romanzo!” Ed io, alla fine, giunsi alla stessa conclusione, ma non fino al ’95 o giù di lì, quando divenne chiaro che avevo già 1500 pagine manoscritte di A Game of Thrones ma non ero neanche lontanamente vicino alla fine. Quindi la mia trilogia, a quel punto, divenne di quattro libri. Poi, più tardi, divenne sei libri. E ora sta resistendo a sette.

Spero di poterla finire a sette libri.

È grande, sai? E la verità è che non è una trilogia. È un’unico lungo romanzo. Un romanzo molto molto lungo. È una storia. E quando sarà finita, la venderanno in un set unico, e se qualcuno ancora la leggerà fra vent’anni da oggi, o cent’anni da oggi, la leggeranno tutta insieme. La leggeranno dall’inizio alla fine, e perderanno traccia, come me, di cosa è accaduto in quale libro.

JW: Era un grande cambio per te, quando stavi scrivendo le scene che avevano luogo a Winterfell (Grande Inverno) e all’improvviso ti trovavi la scena di Daenerys, con una location completamente diversa?

GRRM: Piuttosto presto, nell’estate del ’91, ho avuto la roba di Daenerys. Sapevo che si trovava su un altro continente. Penso che avessi già disegnato una mappa all’epoca – e lei non c’era. Avevo appena disegnato la mappa del continente che si sarebbe chiamato Westeros. Ma lei era in esilio, e lo sapevo, e quella è stata un allontanamento dalla struttura. È una cosa che ho preso in prestito da Tolkien, in termini della struttura iniziale del libro. Se guardate al Signore degli Anelli, tutto inizia nella Contea con il compleanno di Bilbo. Avete un occhio molto concentrato. C’è una mappa della Contea all’inizio del libro – e pensate che quello sia l’intero mondo. E poi ne escono. Attraversano la Contea, che già da sola sembra epica. E poi il mondo comincia a diventare sempre più grande. E poi si aggiungono sempre più personaggi, e poi quei personaggi si dividono. Semplicemente, ho guardato il maestro all’opera e adottato lo stesso metodo. Tutto in A Game of Thrones comincia a Grande Inverno. Sono tutti insieme là e poi incontri molte altre persone e, infine, si dividono e vanno in diverse direzioni. Ma la vera partenza da lì, fin dall’inizio, è Daenerys, che era sempre separata. È più o meno come se Tolkien, oltre ad avere Bilbo, avesse tirato in mezzo un occasionale capitolo su Faramir, fin dall’inizio del libro.

JW: Anche se Daenerys è coinvolta in Grande Inverno, perché sentiamo parlare della sua famiglia, i Targaryen, molto presto.

GRRM: Si vedono delle sovrapposizioni. Daenerys si sta sposando, e Robert riceve la notizia che Daenerys si è appena sposata e reagisce a quello e alla minaccia che potrebbe significare.

JW: Crei dei grandi sconvolgimenti e tieni sempre il lettore sbilanciato. All’inizio si potrebbe pensare di essere nel territorio della Spada nella Roccia – si può vedere che il libro potrebbe diventarlo, con Bran come eroe, ma poi diventa una sorta di truffa tra te e il lettore.

GRRM: Io penso che si scriva ciò che si vuole leggere. Sono stato un lettore, un lettore vorace, fin da bambino a Bayonne. “George con il naso in un libro” mi chiamavano sempre. Quindi ho letto molte storie nella mia vita, e alcune mi hanno influenzato molto profondamente; altre le ho dimenticate cinque minuti dopo averle finite. Una delle cose che sono arrivato ad apprezzare davvero è una sorta di imprevedibilità nel mio racconto. Non c’è niente che mi annoi più velocemente di un libro che si mostra, di cui so esattamente la fine. Li avrai letti anche tu. Apri un nuovo libro e leggi il primo capitolo, magari i primi due, e non avresti neanche bisogno di leggere il resto. Puoi vedere benissimo dove andrà a parare. Penso di aver capito un bel po’ di questo quando ero piccolo e guardavamo la tv. Mia madre sapeva sempre prevedere dove la trama stava andando, sia che fosse “I love Lucy” (n.d.t. sitcom americana andata in onda sulla CBS dal 1951 al 1957) o qualcos’altro del genere. “Be’, accadrà questo” diceva lei. E, abbastanza sicuramente, sarebbe accaduto! E niente era più piacevole, quando accadeva qualcosa di diverso, quando improvvisamente c’è una svolta. Almeno finché è giustificata. Non puoi arbitrariamente buttare lì sconvolgimenti e svolte che non hanno senso. Le cose devono susseguirsi. Alla fine vuoi quella cosa che ti faccia dire “Oh mio Dio, non avevo previsto quello, ma c’erano i presupposti: c’era un indizio lì, c’era un indizio di là. Avrei dovuto vederlo”. E quello, per me, è molto soddisfacente. Cerco quello nelle storie che leggo e cerco di metterlo nella mia stessa opera.

JW: Come Bran che viene spinto, lo annunciavi già, così che il lettore non si sentisse imbrogliato. Lo stesso con le Nozze Rosse.

GRRM: C’è sempre questa tensione tra la finzione e la vita reale. La finzione ha una struttura più forte di quella della vita. Ma noi dobbiamo nascondere la struttura. Dobbiamo nascondere lo scrittore, penso, e far sì che la storia sembri vera. Tantissime storie sono troppo articolate e troppo familiari. Il modo in cui leggiamo, il modo in cui guardiamo la televisione, il modo in cui andiamo al cinema, tutto ci dà certe aspettative su come la storia andrà a finire. Anche per ragioni che non sono strettamente connesse alla storia. Vai a vedere un film, chi è la star? OK, se Tom Cruise è la star, Tom Cruise non morirà nella prima scena, giusto? Perché è la star! Dovrà farcela. Oppure stai guardando una serie TV e il titolo è Castle. Tu sai che il personaggio Castle è al sicuro. Ci sarà sicuramente la prossima settimana, e quella dopo ancora.

Non dovresti saperlo, idealmente. Il coinvolgimento emozionale sarebbe molto più grande se in qualche modo potessimo oltrepassare ciò. Quindi questo è ciò che cerco di fare, sai? Bran è il primo dei personaggi maggiori che incontri, dopo il prologo. Quindi pensi “Ok, ok, questa è la storia di Bran, Bran sarà l’eroe qui”. E poi: Whoops! Cosa è appena accaduto a Bran? Immeditamente, stai cambiando le regole. E, se tutto va bene, da quel punto, il lettore si sentirà un po’ incerto. “Non so chi sia al sicuro in questo film”. E lo adoro, quando le persone mi dicono “Non so mai chi è sicuro nei libri. Non posso mai rilassarmi”. Voglio questo nei miei libri. E voglio questo nei libri che leggo, anche. Voglio sentire che tutto può accadere. Alfred Hitchcock fu uno dei primi a realizzarlo, il più famoso è Psycho. Inizi a guardare Psycho e pensi che lei sia l’eroina. Giusto? La segui per tutto il film. Non può morire nella doccia!

JW: Comunichi l’ambiguità molto presto quando Ned decapita il ranger ma è in torto. Non è un taglio pulito. E anche Jaime Lannister ha un rapporto amichevole con Tyrion dopo la scena in cui spinge Bran fuori dalla finestra. Fai vedere un’altra parte di lui.

GRRM: Le persone reali sono complesse. Le persone reali ci sorprendono e fanno cose diverse in giorni diversi. Possiedo un piccolo cinema qui a Santa Fe che ho comprato e riaperto qualche mese fa. Abbiamo avuto qualche evento d’autore. Abbiamo invitato Pat Conroy qualche settimana fa. Interessante scrittore, uno dei nostri grandi scrittori Americani. E ha impiegato la maggior parte della sua carriera scrivendo questi libri su suo padre. A volte scritto come memorie, a volte come finzione, ma puoi vedere il suo problematico rapporto col padre, anche quando gli dava un nome diverso, una professione diversa e tutto il resto. In ogni sembianza, il personaggio Great Santini, il padre di Pat Conroy, è uno dei più complessi personaggi della letteratura moderna. È un bullo odioso, terrorizza i suoi figli, picchia la moglie, ma è anche un eroe di guerra, un grande guerriero, e tutto. In alcune scene, come il personaggio di The Prince of Tides, lui è quasi un comico di Ralph Kramden, dove compra una tigre e cerca di aprire una stazione di rifornimento ma le cose vanno male. Leggi questo ed è tutta la stessa persona, e a volte provi ammirazione, altre senti odio e disgusto, ed è tutto così reale. Questo è il modo in cui a volte reagiamo alle persone nella nostra vita.

JW: Dove vivevi quando hai iniziato a scrivere A Song of Ice and Fire?

GRRM: Qui a Santa Fe. Vivevo a Dubuque, in Iowa, negli anni settanta. Insegnavo al college. E scrivevo fin da quando ero bambino ma ho iniziato a vendere nel ’71 e ho avuto anche un discreto successo immediato. Vendevo tutto ciò che scrivevo. Ho fatto storie brevi per sei anni e venduto il mio primo romanzo e ho ricevuto anche un buon pagamento. Nel 1977 un mio amico, brillante scrittore, che aveva circa dieci anni più di me, che si chiamava Tom Reamy, vinse un John Campbell Award per il miglior scrittore esordiente nel suo campo. Era un po’ più grande, era nei suoi quarant’anni, quindi ha iniziato a scrivere più tardi di altre persone, ma è stato un fan delle science fiction per molto tempo. Viveva a Kansas City. Tom morì per un infarto proprio qualche mese dopo aver vinto il premio. È stato trovato curvo sulla sua macchina da scrivere, sette pagine inoltrate di una nuova storia. Istantaneo. Boom. L’ha ucciso. Non eravamo molto vicini. Lo conoscevo da qualche convention e lo ammiravo per la sua scrittura. Ma la morte di Tom ha avuto un profondo effetto su di me, perché ero nei miei trent’anni all’epoca. Sono andato avanti a pensare, mentre insegnavo, che avevo tutte queste storie che volevo scrivere, tutti quei romanzi da scrivere, e avevo tutto il tempo del mondo per farlo perché sono giovane, e poi è accaduta la morte di Tom, e mi sono detto. Ragazzi. Forse non ho tutto il tempo del mondo. Forse morirò domani. Forse morirò tra dieci anni. Sto ancora insegnando? Mi piaceva molto insegnare, in realtà. Ero molto bravo a farlo. Insegnavo giornalismo e Inglese e occasionalmente mi lasciavano tenere un corso sulla science fiction in questo piccolo college dell’Iowa, Clark College, per ragazze Cattoliche. Ma insegnare richiedeva molte energie mentali. Avrei scritto alcune storie brevi nella pausa natalizia e altra roba nelle vacanze estive. Ma non avevo tempo.

Avevo finito un romanzo prima di accettare il lavoro da insegnante e non sapevo quando ne avrei scritto un altro. Dopo la morte di Tom, ho detto “Sai, ci proverò. Non so se posso costruirmi una vita come scrittore full-time, ma chi sa quanto tempo ho ancora a disposizione? Non voglio morire tra dieci anni o vent’anni che non ho raccontato le storie che voglio raccontare perché ho sempre pensato di poterlo fare la prossima settimana o il prossimo anno. Forse morirò di fame ma, se non funzionasse, posso tornare sui miei passi e trovare un altro lavoro”.

Una volta che me ne sono accorto, mi sono detto “Be’ non devo restare ancora a Dubuque, Iowa. Posso vivere ovunque voglia”. E in quel particolare periodo a Dubuque c’era stato un inverno molto molto duro ed ero stanco di spalare neve dalla mia macchina per evitare che fosse sepolta. Penso che molto della roba in A Game of Thrones su neve e ghiaccio e gelo venga dai miei ricordi di Dubuque. Avevo visitato Santa Fe l’anno prima mentre andavo ad una convention a Phoenix, e avevo amato il New Mexico. Era così bello. Così ho deciso che avrei venduto la mia casa in Iowa e mi sarei trasferito in New Mexico. E non ho più guardato indietro.

JW: Ti piace la serie di Game of Thrones? I castelli, gli abiti.

GRRM: Penso che la serie sia fantastica. C’è stato bisogno di un adattamento da parte mia. Ho vissuto con quei personaggi e quel mondo fin dal 1991, quindi ho avuto circa vent’anni di immagini nella mia testa su come sembrassero i personaggi, le insegne e i castelli, e ovviamente non assomigliano a quelli. Ma va bene. È stato necessario un piccolo adattamento nella scrittura ma non sono uno di quegli scrittori che dà di matto e dice “Ho descritto sei bottoni sulla giacca e ne avete messi otto, idioti di Hollywood!” Ho visto fin troppi scrittori di quel tipo quand’ero dall’altra parte, ad Hollywood. Quando si lavora nella televisione o con i film, si ha a che fare con un mezzo collaborato, e devi lasciare che gli altri collaboratori apportino anche il loro impegno creativo.

JW: Le diverse strategie che le casate hanno per prendere il potere e mantenerlo. Renly usa il fascino, come Bill Clinton. Ned preferisce l’onore. Robb lo segue in quello. Stannis è pedante ma è anche attratto dalla magia. E Daenerys ha un carisma da Messia. L’hai visto in politici con cui abbiamo a che fare. Hai letto molta storia e pensato al riguardo?

GRRM: Non sono uno storico ma ho studiato molto la storia dei popoli. Non leggo dissertazioni sull’uso della rotazione delle colture dal 1332 al 1347 ma amo leggere le storie popolari. Le cose che accadono nella vita reale sono straordinarie e crudeli e piene di sorprese. Ma mi piace far pensare il lettore a queste cose e presentarle da vari punti di vista. Voglio anche rispecchiare il fatto che i valori erano diversi. È complicato perché devi renderlo comprensibile alla lettura contemporanea delle persone del 21esimo secolo, ma non vuoi che i personaggi abbiano l’atteggiamento del 21esimo secolo, perché non li avevano nella società medievale. Uguaglianza di sesso o di razza, l’idea di democrazia, il fatto che le persone avessero voce nel decidere chi li governasse – queste idee, se sono esistite, non erano certo quelle dominanti nella società medievale. Avevano le loro idee che si tenevano molto strette riguardo a Dio che sceglieva le persone e il processo attraverso il combattimento, con Dio che rendesse sicuro che vincesse la giusta persona, o il diritto di regnare per sangue.

JW: Le donne hanno molto potere nei tuoi libri

GRRM: Ma si sforzano in una società patriarcale, quindi hanno sempre degli ostacoli da superare, che è la storia nel vero medioevo. Puoi trovare una donna potente come Eleanor di Aquitania, che era moglie di due re, ma suo marito poteva imprigionarla per una decade semplicemente perché gli era venuta a noia. Erano altri tempi, e questo è un mondo di fantasia, quindi è ancora diverso.

JW: Quale strategia avrà la meglio alla fine?

GRRM: Quello sarebbe rivelatore. Dovete arrivare alla fine per saperlo.

JW: Per i tuoi personaggi hai delle ottime controparti (n.d.t. “foil” è usato per i personaggi sfruttati per evidenziare determinate qualità del personaggio a cui sono accoppiati) per i tuoi personaggi, come Jaime che viaggia con Brienne di Tarth. E ci sono altre coppie, come Arya e il Mastino. Hai pensato coscientemente di creare delle controparti?

GRRM: Be’, la tragedia nasce dal conflitto, quindi è facile mettere insieme due personaggi che sono molto diversi l’uno dall’altro e farti indietro e osservare le scintille. Questo ti porta a migliori dialoghi e situazioni.

JW: Piccole note di eleganza che hai nei libri sono presenti anche nello show. Come Tyrion fischietta nel libro, e fischia in Game of Thrones.

GRRM: Peter in effetti è molto diverso dal Tyrion dei libri. Anche solo per alcune caratteristiche fisiche. Lui è più alto di Tyrion. Ed è molto più attraente. Peter è un bel ragazzo e Tyrion invece no. Ma nulla di questo importa quando lo vedi recitare. Lui è Tyrion. È lì. Ed è perfetto.

JW: Quando David e Dan ti si sono avvicinati, cosa è stato di loro che ti ha fatto sentire sicuro?

GRRM: Ero a Los Angeles per altri affari e il mio agente, Vince Gerardis organizzò un incontro per noi al Palm. Ci siamo visti per pranzo e abbiamo iniziato a parlarne, e il ristorante era affollato. Il mio atteggiamento mentre andavo era “Queste cose non si possono fare, ma mi vedrò con questi ragazzi”. Ne avevo già incontrati altri. Colazioni e pranzi e conversazioni telefoniche. Inizialmente, tutto l’interesse era per un film. Peter Jackson ha diretto i film del Signore degli Anelli, i film hanno fatto successo e guadagnato un sacco di soldi, e Hollywood è imitativo. Quindi nel momento in cui ciò è accaduto, ogni altro studio di Hollywood ha detto “Oh mio Dio, guarda quanti soldi sta facendo la New Line. Dobbiamo prendere uno di quelli anche noi”. E hanno iniziato a guardarsi attorno per le grandi saghe fantasy. E penso che ognuna di esse fosse presa in considerazione, tutti i libri fantasy che erano nella lista dei bestsellers. E sono venuti da me, per creare il film, ma i miei libri sono più grandi del Signore degli Anelli. Il Signore degli Anelli, in realtà, tutti e tre i volumi, se li metti insieme, sono circa della stessa dimensione di A Storm of Swords. Quindi non vedevo come potesse essere realizzato un film. E ovviamente alcune persone volevano trasformarlo in una serie di film: “Faremo una trilogia, come Il Signore degli Anelli!” E gli rispondevo: “Be’, possiamo provarci, ma stringeremo un accordo per tre film?” “No, no, ne faremo uno e se avrà successo ne faremo un altro”.

Be, quello di certo non avrebbe portato al Signore degli Anelli. Peter Jackson aveva un accordo, quando finalmente ha avuto il via per agire, la New Line aveva ordinato tre film. Sapeva che doveva mandare avanti tre film. Li ha girati nello stesso momento. Ci sono alcune grandi economie di scala. Inoltre, alla peggio sai che racconterai l’intera storia. Se fai un solo film e poi vedi se ne potrai fare un altro, ti porta a Narnia. Ti porta ai libri di Philip Pullman, di cui ne hanno fatto uno, non è andato bene – Accidenti, non avremo mai il resto della storia. Non volevo che questo accadesse ai miei libri. Preferivo non avere alcun accordo.

Fortunatamente, i libri erano best sellers, non avevo bisogno di soldi, per cui potevo semplicemente rifiutare. Altri volevano portare avanti un approccio del tipo: ci sono molti personaggi, moltissime storie, dobbiamo concentrarci su uno solo. Facciamolo solo su Jon Snow. O su Dany. O Tyrion. O Bran. Ma non avrebbe funzionato ugualmente, perché le storie sono interconnesse. Si separano ma poi tornano ad unirsi. Ma mi ci ha fatto pensare, e mi ha fatto pensare a come potesse essere realizzato, e la risposta a cui sono giunto è – può essere fatto per la televisione. Non può essere fatto come film o come una serie di film. Quindi televisione. Ma non quella pubblica. Ho lavorato per la televisione. The Twilight Zone. Beauty and the Beast. Sapevo cosa c’era in questi libri: scene di sesso, violenza, decapitazioni, massacri. Non l’avrebbero di certo messo il venerdì sera alle otto, dove di solito inseriscono i fantasy. Entrambi gli show a cui ho lavorato, Twilight Zone e Beauty and the Beast, erano trasmessi alle otto di sera del venerdì. Pensano: “Fantasy? Roba da bambini!” Per questo non avrei fatto uno show per la tv pubblica. Ma guardavo la HBO. I Soprano. Rome. Deadwood. Mi sembrava una serie da HBO, uno show in cui ogni libro fosse una stagione, questo era il modo di farlo. Perciò quando mi sono seduto con Dan e David a quell’incontro al Palm, che iniziò come un pranzo di lavoro e diventò una cena di lavoro, e mi dissero la stessa cosa, improvvisamente sapevo che eravamo sulla stessa lunghezza d’onda.

Non sapevo in cosa mi stavo cacciando. Erano ragazzi di spettacolo. Ma raggiunsero la mia stessa conclusione. Ero anche molto impressionato dal fatto che entrambi fossero scrittori, e penso che a loro piacesse l’idea che avessi lavorato in televisione, così non sarei stato uno di quei romanzieri “prima donna”. “Come hai potuto cambiare quella cosa?” Comprendevo il processo dall’altra parte. Ma anche loro capivano il processo dall’altra parte, perché entrambi avevano scritto romanzi, e nel caso di David, ha visto i suoi romanzi adattati a film. Quindi avevamo un’esperienza a specchio e ci siamo trovati subito d’accordo.

JW: Hai saputo che Obama ha menzionato Game of Thrones come uno dei suoi show preferiti?

GRRM: Sì, è stato molto piacevole. Quello è sempre un sogno irraggiungibile degli scrittori, fin da quando John Kennedy disse che gli piacevano i romanzi di Ian Fleming. Quello ha portato a James Bond. James Bond era una sconosciuta serie di libri con vendite relativamente scarse. Improvvisamente Ian Fleming era uno conosciuto. Ma non so se ha letto la mia roba. Gli piace la serie. Non so se ha letto i libri. Sarebbe molto bello se l’avesse fatto.

JW: L’esistenza dello show ha mai impegnato la tua mente o ti ha fatto sentire come se dovessi sbrigarti a concludere A Song of Ice and Fire?

GRRM: Certamente ha alzato la pressione. Ma ce n’era comunque tanta. Nel momento in cui hai una serie e fai uscire un libro, subito tutti iniziano a chiedere “Dov’è quello dopo?” E più la serie ha successo, più le persone fanno quella domanda, e più pressione inizi a sentire. Il fatto che lo show mi stia raggiungendo ha seriamente raddoppiato la tensione, facendomela sentire molto di più. In verità, alcuni scrittori prosperano su questo. Io no davvero. Non mi piacciono le scadenze. Ho passato la maggior parte della mia carriera ad evitare scadenze. I romanzi che ho scritto prima di A Song of Ice and FireDying of the Light; Windhaven; Fevre Dream; Armageddon Rag – tutti li ho scritti senza contratto, semplicemente con i miei tempi. E quando avevo finito li mandavo al mio agente e dicevo “Guarda, ho finito un romanzo. Tieni, vendilo” E, fortunatamente, lo faceva. Ma nessuno li aspettava. Non era stata annunciata alcuna data che dovesse essere cambiata perché non ho consegnato in tempo o altro. Potevo scrivere questi libri per il mio piacere, e c’è una parte di me che rimpiange quei giorni. Ma nel momento in cui ho cominciato questo mega-romanzo e pubblicato ogni capitolo, ho capito di aver perso quella libertà. Andata. E quando avrà finito Ice and Fire, probabilmente tornerò a quello. Dopo che avrò completato i sette volumi, non dirò a nessuno che sto scrivendo un romanzo. Semplicemente lo scriverò, lo finirò, lo darò al mio agente e dirò “Ecco. Vendi questo”. Sento una certa libertà nel farlo.

JW: David e Dan mi hanno detto che vengono a parlare con te di alcune cose perché si stanno avvicinando a te, con lo show.

GRRM: Infatti. Ed è allarmante.

JW: Hai detto loro dove sei indirizzato con la storia?

GRRM: Sanno alcune cose. Gli ho detto alcune cose. Quindi hanno qualche conoscenza, ma il diavolo si annida nei dettagli. Posso dargli un ampio tratto di ciò che intendo scrivere, ma non ci sono ancora i dettagli. Sono speranzoso che non li lascerò raggiungermi. La stagione che sta per cominciare copre la seconda parte del terzo libro. Il terzo libro (A Storm of Swords) era così lungo che hanno dovuto dividerlo in due. Ma ci sono altri due libri oltre quello, A Feast for Crows e A Dance with Dragons. Anche lo stesso A Dance with Dragons è grande quanto A Storm of Swords. Quindi potenzialmente ci sono altre tre stagioni, tra Feast e Dance, se lo dividono in due come hanno fatto. Ora, Feast e Dance hanno luogo nello stesso periodo. Quindi non puoi realizzare prima Feast e poi Dance nel modo in cui ho fatto io. Dovresti combinarli e seguire l’ordine cronologico. Ed è la mia speranza che lo faranno in quel modo e dunque, molto prima che mi raggiungano, avrò pubblicato The Winds of Winter, che mi darà ancora un paio d’anni. Potrebbero esserci tempi stretti per l’ultimo libro, A Dream of Spring, con la loro avanzata.

JW: Penso che potresti avere un’interruzione, nello stesso modo di Mad Men, dividendo in due una stagione.

GRRM: Così ha fatto anche Breaking Bad. Ci sono molte possibilità. Spartacus è tornato indietro e ha raccontato un prequel. Anche quella è un’opzione. Abbiamo un prequel. Abbiamo i racconti di Dunk e Egg, che avvengono cento anni prima. E ho appena pubblicato The Princess and the Queen, che ha luogo duecento anni prima. Quindi c’è parecchio materiale su Westeros in giro, se vogliono continuare il progetto Westeros. Ma sai, mi sono reso conto – non voglio suonare troppo superficiale al riguardo. È una questione importante. Stiamo andando avanti e i bambini stanno crescendo. Maisie [Williams] aveva la stessa età di Arya quando ha cominciato, ma ora Maisie è una giovane donna e Arya ha ancora dodici anni. Il tempo sta passando molto lentamente nei libri ma molto velocemente nella vita reale.

 

L’intervista integrale in lingua originale si può trovare QUI.

Fonte: Vanity Fair
Traduzione: Simona Seylin Giusti
Simona Seylin Giusti
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Simona Seylin Giusti

Una ragazza di Roma, semplice e spontanea, molto attenta al mondo circostante. Ma al tempo stesso che ama perdersi nei mondi fantasy, soprattutto attraverso la lettura, senza dimenticare film e serie tv
Simona Seylin Giusti
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