Impara il Dothraki con Il Trono di Spade



Volete imparare la lingua Dothraki e conversare amabilmente con i vostri amici o intimidire i vostri nemici? Ecco come.

Un paio di giorni dopo l’uscita del primo episodio della settima stagione de Il Trono di Spade, il mio coinquilino è tornato a casa con questo cofanetto sulla lingua Dothraki.

Living Language Dothraki

Purtroppo, all’università ho avuto la sciagurata idea di studiare linguistica e quindi non appena ho posato gli occhi sul cofanetto, il sogno che avevo quando ho iniziato a studiare è balenato nuovamente nella mia mente: inventare una lingua. Questo è il sogno della maggior parte dei linguisti (direi un buon 90%, il restante 10% mente).

Ho iniziato quindi a sfogliare il libro. La parte sicuramente più interessante, al di là della lingua Dothraki, è il racconto di come David J. Peterson si è trovato immerso nel mondo del Trono di Spade. La HBO, dopo la produzione del pilot, ha contattato la Language Creation Society chiedendo aiuto nella creazione, appunto, della lingua parlata da Khal Drogo nello show.

Nell’introduzione Peterson ci racconta di come abbia inizialmente scritto un breve saggio da 300 pagine, che dopo due scremature, è stato accettato. Ha potuto quindi cominciare a pianificare la creazione della lingua Dothraki nei dettagli.

Il corso di lingua Dothraki diviso in 6 sezioni con tanto di dialoghi ed esercizi nelle parti V e VI. Il libro si apre con la pronuncia della lingua, ovviamente prendendo come base la lingua inglese. Non mi risulta che al momento esista una traduzione in italiano, pertanto se non siete pratici della lingua inglese, potrebbe essere difficile raccapezzarvi. Segue un capitolo relativo alle espressioni di base con le quali potrete cominciare ad esprimervi in Dothraki, senza conoscere nulla di grammatica. Inoltre, è previsto un CD audio che vi permetterà di sentire la pronuncia delle parole presenti nel libro e della traduzione in inglese e il dialogo contenuto nella parte V.

Non mi voglio dilungare troppo con un commento alla parte grammaticale, immagino che non sia un argomento esattamente allettante per tutti come lo è per me. Lasciatemi però dire che la sezione relativa alla grammatica è fatta molto bene e spiega, senza dilungarsi troppo, le varie funzioni grammaticali. I capitoli trattano quindi i diversi tipi di verbi e tempi verbali, i verbi base come essere e avere, aggettivi e pronomi, i casi (eh già la lingua Dothraki ha i casi, come il caro latino), i sostantivi e le loro classi e la negazione. Segue poi una parte sul lessico che è divisa per sezioni tematiche, come le parti del corpo o i termini relativi alla caccia.

 

 

La spiegazione viene intervallata da interessanti inserti sulla cultura Dothraki che vi aiutano a capire il perché dell’uso di certe espressioni e rendono il libro più piacevole da leggere che non una normale grammatica. Per fare un esempio concreto: i Dothraki, come saprete bene, sono un popolo nomade che si sposta a cavallo. Questo è il motivo per cui i saluti o comunque i convenevoli fanno parte del campo semantico del cavalcare. Per chiedere a qualcuno come sta l’espressione da usare è Hash yer dothrae check? Che tradotto diventa Hai cavalcato bene? La risposta, ovviamente resta nello stesso campo semantico e una possibile risposta è Anha dothrak chek che letteralmente viene tradotto come Cavalco bene. Quindi Come stai? Bene. Solo bene, perché i Dothraki non hanno una parola per dire grazie.

Un altro esempio riguarda i saluti (greetings nel libro) che sono diversi a seconda del destinatario. Se la persona salutata è un Dothraki, l’espressione da usare è M’athchomaroon! la cui traduzione letterale è Con rispetto. Il libro ci spiega, ma l’avevamo già intuito dalla serie, che onore e rispetto sono pilastri fondanti la cultura Dothraki. A questo si aggiunge un senso di diffidenza per le popolazioni altre che porta i Dothraki a salutare uno straniero con Athchomar chomakaan che tradotto letteralmente significa Rispetto a colui che porta rispetto. L’espressione viene quindi ad essere non solo un saluto, si pensi alla differenza con l’italiano benvenuto, ma più che altro un modo per avvisare lo straniero che il comportamento avuto avrà grosso peso sull’atteggiamento tenuto dal Dothraki a cui ci si sta rivolgendo.

Per chiudere, credo che il libro sia fatto molto bene. Scorrevole e piacevole da leggere con l’unico handicap del non essere in italiano. Le spiegazioni sono chiare e concise, con la giusta dose di termini linguistici che non appesantisce troppo la lettura. Se siete appassionati de Il Trono di Spade e di lingue questo è certamente il libro che fa per voi.

Vorreste imparare la lingua Dothraki? Avete già acquistato il libro (è del 2014)? Quali altre lingue de Il Trono di Spade vi piacerebbe imparare e perché? Ditecelo nei commenti!

Scritto da Cinzia